Fronte occidentale

Il 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra. Già dal settembre 1939 l’Europa è coinvolta in quello che passerà alla storia come la Seconda guerra mondiale.

Il Terzo Reich occupa rapidamente la Polonia (messa in ginocchio dalla poderosa macchina da guerra tedesca, oltre che dalla successiva avanzata delle truppe russe dal suo confine orientale) e nella primavera del 1940 passa all’azione sul fronte occidentale. Danimarca, Norvegia, Olanda e Belgio cadono sotto il giogo nazista.

Guardando al fronte occidentale molti ufficiali tedeschi, ma anche inglesi e francesi, si aspettano una guerra molto simile a quella del 1914-1918. Si teme ci sia il rischio che per mesi, se non per anni, si debba combattere una difficile guerra di logoramento.

Ma a cambiare i modi di affrontare i conflitti erano intercorsi numerosi fattori: carri armati, aerei, cannoni e armi più potenti, nonché la motorizzazione delle truppe. Quella che si combatte sul fronte francese nella primavera del 1940 è una inaspettata e poderosa guerra lampo (Blitzkrieg). Le truppe tedesche con una ampia manovra a tenaglia che punta verso la Manica chiudono in una sacca l’esercito britannico, sbarcato nel frattempo in Francia, chiudendo fuori il grosso di quello francese.

Dopo i fatti di Dunkerque nel maggio-giugno 1940, quando gli inglesi riescono a mettere in salvo via mare gran parte degli uomini rimasti chiusi nella sacca, per l’esercito francese rimane poco da fare.

In questo contesto l’Italia decide di entrare in guerra. Chiusa la questione ad oriente e liquidato il problema di una guerra su due fronti; l’esercito britannico in rotta; quello francese sulla via del disfacimento… a molti sembrava che non rimanesse altro che compiere qualche azione dimostrativa e spartirsi il bottino.

Le azioni sul fronte francese durarono poco più di due settimane. Erano circa 300.000 gli uomini del Regio Esercito al confine con la Francia appartenenti alla 1a e alla 4a Armata.

Per i primi giorni di guerra ci si limita a compiere qualche azione dimostrativa lungo il fronte, oltre a dei bombardamenti aerei verso le città francesi dell’entroterra e sulla costa. Il 14 giugno Hitler entra a Parigi. Ed è il 21 giugno quando inizia l’offensiva italiana, offensiva che dura tre giorni, fino al 24, e che nella sostanza riesce a malapena ad intaccare le buone posizioni difensive francesi.

Bisogna collocare nella giusta prospettiva l’offensiva italiana: le trattative per l’armistizio con la Francia sono iniziate già il 16 giugno (il governo francese ha presentato la richiesta ad Hitler, il quale coinvolge anche Mussolini). Di conseguenza quelle italiane non sono puramente azioni militari, bensì anche politiche, che dovrebbero dimostrare l’attivo contributo italiano davanti all’alleato, davanti al nemico e davanti alla propria opinione pubblica.

L’armistizio con la Francia viene firmato il 24 giugno. Per l’Italia firma il maresciallo Pietro Badoglio.

L’Italia occupa una parte del territorio francese, nella zona meridionale. Per i successivi tre anni il Regio Esercito in Francia è un esercito di occupazione, con rapporti con la popolazione civile difficili e tesi.

La guerra sul fronte francese dimostra una preoccupante impreparazione: in poche settimane di combattimenti l’Italia conta più di 600 morti e più di 600 dispersi. Ma più significativo rimane il dato dei congelati e feriti: più di 2.500.

Sono dati preoccupanti, che dimostrano che la speranza italiana di vincere la guerra si basa su due pilastri: il primo è che il conflitto duri poco, il secondo è che il maggior sforzo ricada sulle spalle tedesche.

 

Cinegiornale - Istituto Luce: "L'incontro delle Commissioni d'armistizio francese e tedesca"

Cinegiornale - Istituto Luce: "Aspetti ed episodi della grande battaglia delle Fiandre"

Cinegiornale - Istituto Luce: "Colpi d'obbiettivo durante l'avanzata delle truppe germaniche in Francia"