Fronte dell'Africa settentrionale

Quello dell’Africa Settentrionale, durante la guerra, è considerato da molti come il fronte principale per l’Italia tra il 1940 e il 1943. In esso sono in gioco le colonie italiane d’Africa e il dominio del Mediterraneo: per il controllo delle rotte sono fondamentali i porti africani e il possesso di Suez, fondamentale per le vie di comunicazione dell’Impero britannico e delle ssue risorse.

Quello che viene messo in gioco in questo fronte è, almeno inizialmente, una vera guerra parallela che l’Italia tenta di combattere da sola contro la Gran Bretagna, in secondo luogo (dall’inizio del 1941) diventa una guerra combattuta insieme all’alleato tedesco, a causa delle crescenti difficoltà a cui il Regio Esercito non riusciva a far fronte e alle conseguenti sconfitte in quel teatro.

Le condizioni estreme che il deserto impone ai combattenti, un terreno che offre delle modalità tattiche completamente diverse dai terreni su cui si manovra in Europa, l’importanza delle battaglie, fanno di quello dell’Africa Settentrionale uno dei fronti più interessanti da analizzare dell’intero conflitto mondiale.

All’inizio delle operazioni, durante l’estate del 1940, il Regio Esercito in Nord Africa ottiene diversi successi. Il 12 settembre gli italiani occupano Sidi El Barrani, invadendo quindi l’Egitto.

Ma dopo qualche mese inizia la controffensiva britannica, che muove in contemporanea sia in Africa settentrionale sia in Africa Orientale. Tra dicembre 1940 e febbraio 1941 i britannici operano una poderosa avanzata con la quale giungono in profondità nel terreno libico. Viene conquistata Bengasi (un porto libico molto importante) e praticamente tutta la Cirenaica cade in mano nemica. Per gli italiani è un durissimo colpo.

Diventa necessario chiedere aiuto ai propri alleati. Al comando di Rommel, giunge in Libia, il Deutsches Afrikakorps (DAK) che grazie all’abilità del proprio comandante (il quale aveva compreso le opportunità tattiche che il deserto offriva), insieme alle truppe italiane riesce a scatenare una controffensiva che rimescola le carte in gioco.

Nella primavera del 1941 gli italo-tedeschi respingono in dietro il nemico, il quale è in difficoltà non solo perché colto di sorpresa dall’energica avanzata del DAK, ma anche perché ha dovuto spostare diverse forze in un altro scacchiere: quello greco per tamponare l’avanzata dell’Asse nei Balcani (un altro fattore che dimostra quanto siano in dialogo tra loro i vari fronti di guerra).

Gli italo-tedeschi giungono quasi alla frontiera con l’Egitto, ma l’importante porto di Tobruk rimane in mano britannica, pur subendo un poderoso assedio.

Solamente nell’autunno 1941 e fino all’inizio del 1942 i britannici riescono a rispondere all’avanzata dell’Asse. Gli italo-tedeschi sono provati da una lunga offensiva che ha messo duramente alla prova sia le truppe sia i mezzi a disposizione. Le linee di rifornimento sono molto lunghe e possono contare in massima parte solamente sul trasporto stradale, non esistendo una rete ferroviaria, in Libia, atta a supportare lo sforzo bellico.

I britannici riescono quindi a rioccupare tutta la Cirenaica, liberando le truppe sotto assedio a Tobruk. Ma è un successo effimero. Ricevuti i rinforzi Rommel muove ancora verso est, facendo perno sulle truppe motorizzate e corazzate e, all’inizio del 1942, rioccupa tutta la Libia occidentale e riprende l’assedio al porto di Tobruk.

Quella dell’estate del 1942 rimane l’ultimo successo dell’Asse in Africa Settentrionale. Il 21 giugno cade Tobruk, e gli italotedeschi conquistano Marsa Matruh (città costiera egiziana). Il 30 giugno il DAK è ad El Alamein, il punto in cui l’avanzata si ferma a causa della resistenza inglese, dell’esaurirsi della forza delle truppe e delle perdite subite.

Dal luglio al novembre 1942 sono diversi i combattimenti che si combattono ad El Alamein. A novembre le truppe britanniche guidate dal generale Montgomery riescono a prendere le posizioni difensive italiane e tedesche e a rompere il fronte, dando inizio all’avanzata verso ovest. Contemporaneamente a ciò, truppe americane sbarcano in Marocco e in Algeria, creando teste di ponte per minacciare la Tunisia e la Libia da ovest.

Nel febbraio del 1943 ormai gli italiani e i tedeschi sono in rotta e si ritirano in Tunisia. Tra il 17 aprile e il 13 maggio gli angloamericani dànno inizio all’offensiva finale che porta l’esercito italotedesco alla resa in Africa settentrionale, tra l’11 maggio e il 13 maggio.

Era la fine della presenza italiana in Africa, nonché l’inizio di una minaccia gravissima per il territorio nazionale. A giugno gli angloamericani occuperanno Lampedusa e Pantelleria. A luglio sbarcheranno in Sicilia. Per l’Italia si apre un nuovo capitolo della Seconda guerra mondiale.

 

Cinegiornale - Istituto Luce: "Africa settentrionale"

Cinegiornale - Istituto Luce: Premiazione di soldati italiani nel deserto"

Cinegiornale - Istituto Luce: "La controffensiva italo-tedesca in Cirenaica"

Cinegiornale - Istituto Luce: "Occupazione del fortino di El Angheila"

 

Cinegiornale - Istituto Luce: "L'avanzata delle colonne corazzate italo-tedesche ad Agedabia e Derna"

Cinegiornale - Istituto Luce: "In Africa settentrionale con la nostra aviazione"